QUADERNO secondo/6.
Un filosofo conciliante e due filosofi provocatori.
 (Capitoli Dieci e Undici del manuale di L. Ardiccioni, Filosofia,
2, G. D'Anna, Messina - Firenze. La parentesi  dopo la fonte di
ciascuna lettura contiene il rimando alla pagina di questo
volume).
Introduzione. Una classe di studenti speciali.
In un atteggiamento polemico e canzonatorio, che gli era spesso
congeniale, Marx riun i filosofi della sinistra hegeliana
nell'immagine della sacra famiglia. Ispirandoci a tanto esempio
e tenendo a distanza l'aspetto polemico, che nel nostro caso
sarebbe del tutto fuori luogo, proviamo ad immaginare di riunire i
filosofi, che sono stati protagonisti della nascita e
dell'affermarsi del pensiero moderno, in una classe di un
qualsiasi Liceo, anche se bisogna ammettere che come studenti sono
un po' eccezionali.
Nella nostra classe il metodo d'insegnamento ormai affermatosi ,
come abbiamo pi volte sottolineato, quello logico-matematico,
collegato all'esperienza empirica ad imitazione del metodo
elaborato dalla scienza moderna, che ha dato tanti e straordinari
risultati.
Come ogni classe che si rispetti, anche questa ha raggiunto un
certo livello di socializzazione (non molto alto, per la verit),
ma se la esaminiamo pi da vicino  possibile individuare al suo
interno alcuni sottogruppi pi omogenei.
Vi sono quelli che emergono per il rendimento ed ottengono i voti
pi alti; in altre parole: i primi della classe. La preparazione
e l'impegno sono costanti, la padronanza del metodo rimarchevole,
i risultati eccellenti, il profitto ottimo. Fra essi ci sembra di
poter collocare gli studenti Renato Cartesio, Tommaso Hobbes e
Benedetto Spinoza, in lotta fra di loro per il primato all'interno
della classe. Vicino a loro, ma nella funzione particolare di
colui che  impegnato soprattutto nel conciliare le differenti
posizioni, troviamo Goffredo Leibniz.
Fra gli studenti poi vi  il gruppo dei "problematizzatori".
Veramente gli studenti di questa classe sono tutti molto orientati
a problematizzare, ma questi lo sono in modo particolare perch
criticano un po' tutto, le regole di base, la metodologia, i
risultati raggiunti. Fra di essi troviamo il gruppo degli studenti
libertini a cui si aggiunge uno che ha simpatia per loro, li
frequenta, ma nello stesso tempo fa parte a s. Egli  uno
studente molto intelligente ma inquietante per l'originalit e la
profondit delle posizioni che sostiene; il suo nome  Biagio
Pascal.
Infine ci sono i provocatori, quegli studenti che osano
criticare lo stesso metodo d'insegnamento e sono capaci di
trovarvi incongruenze e contraddizioni. Essi sono gli empiristi
inglesi. Il primo, Giovanni Locke,  un contestatore involontario.
Come tutti sanno questi sono i pi pericolosi. Con quel suo
comportamento da gentleman inglese, con quelle sue affermazioni
piene di understatement, con quella sua correttezza formale egli 
un ottimo studente, un esempio per la classe. Ma si  incaponito
nel voler esaminare la ragione stessa e i suoi limiti; cos ha
creato tanti di quei problemi che adesso la scuola sembra non
essere pi in grado di tenere la situazione sotto controllo. Anzi
sembra che un gruppo di studenti di altre scuole (i liberi
pensatori) lo abbiano preso a loro maestro e ne stanno combinando
di tutti i colori.
Oltre a Locke ve ne sono altri due, Giorgio Berkeley e Davide
Hume, che fanno i provocatori intenzionalmente e sono dei veri
rompiscatole. Costoro non fingono neppure di essere dei bravi
ragazzi: si sono messi a criticare tutto e tutti, non rispettano
neppure i princpi pi sacri come la sostanza e la causalit. Essi
stanno mettendo la filosofia a mal partito e il secondo dei due
propone addirittura lo scetticismo. Di questo passo chiss dove
andremo a finire!.
Passiamo ora ad esaminare il tipo conciliante e i due provocatori.
